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Chi siamo

Presentazione

Nato il 15 ottobre 1900 a Rimini, nell’ambito della Chiesa diocesana, ad opera di alcuni sacerdoti e di un gruppo di signore dedite alla carità, l’Istituto Maccolini si è posto a servizio delle “Vecchie abbandonate della città”, leggendo con coraggio e creatività un bisogno emergente della società del tempo e rispondendovi con carità generosa e instancabile.
Anna Maccolini fu l’anima dell’opera, sorta fra innumerevoli difficoltà, anche economiche, ma sostenuta da una rete di persone e di aiuti tali da poter dire, con tutta verità, che era “un’opera benedetta dal Signore” e che la Provvidenza vegliava particolarmente su di essa.

Con il passare del tempo, fu necessario ampliare il discorso dell’assistenza, rendendola continua e attenta a tutti i bisogni morali e materiali delle povere donne che venivano raccolte dalla strada in uno stato di “degradante miseria” e fu allora che si intrecciarono le strade della carità di Anna Maccolini, direttrice dell’opera, e quelle delle Suore di carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, dette di Maria Bambina, già presenti nel Seminario di Rimini dal 1902, per una provvidenziale circostanza che, nel 1900, aveva condotto la Madre Generale delle stesse suore, sr. Angela Ghezzi, a soggiornare in casa Maccolini.
A seguito di quell’incontro, l’intraprendente fratello sacerdote di Anna, Mons. Ugo, Parroco della Parrochia dei Servi, aveva rivolto alla Madre la richiesta delle suore per il Seminario.
Dal 1905, per una successiva richiesta a favore del Ricovero da parte del Comitato promotore dell’opera, una suora del Seminario iniziò un servizio pendolare quotidiano.
Ma non bastava ancora!
Così, nel 1909, Anna ottenne che una comunità di Suore di Carità si stabilisse all’interno dell’opera, per condividerne gli intenti e le fatiche.

L'ideale di Carità

Da allora, il motto di Anna Maccolini: “Nei miei poveri vedo Gesù Cristo”, trova riscontro nello spirito e nello stile delle Suore di Carità, che riconoscono nell’”Amore Crocifisso” il Tutto della loro vita e Lui servono nella persona dei “tribolati e poverelli”, secondo l’ispirazione nata nel cuore della giovane Fondatrice, Bartolomea Capitanio e accolta nell’obbedienza da Caterina Gerosa (poi sr. Vincenza), soprattutto dopo la morte precoce di Bartolomea, a 26 anni, per consunzione.
L’ideale di Carità a tutto campo vissuto e proposto dalla Fondatrice, si stabilisce sul modello ed esempio della Persona dolce, umile e caritatevole di Gesù Redentore, che offre la sua vita per tutti.
L’Istituto fiorirà per una speciale protezione di Dio e anche grazie all’aiuto di un santo Sacerdote, don Angelo Bosio, Parroco del Paese di Lovere in Lombardia, dove era nata la Congregazione nel 1832, e Direttore Spirituale della Fondatrice, nonché delle prime suore e, inoltre, rappresentante delle stesse presso l’Imperial Regio Governo Austriaco cui era allora soggetto il Lombardo-Veneto.
Con lui partiranno per il Bengala, in India, prima missione estera dell’Istituto, nel 1860, quattro suore e una laica, germoglio delle successive fondazioni in quattro Continenti.
A lui, le suore del Maccolini intesteranno la nuova RSA, che prolunga la carità di Gesù nel mondo alle soglie del terzo millennio.

Insieme, Anna con il suo carisma laicale e le Suore, consacrate alla Carità, si prodigano per rendere meno dura la vita alle loro assistite e per testimoniare loro l’amore tenero e sconfinato di Dio, fin quando Anna, nel 1939, morirà, lasciando i suoi beni a favore delle povere Vecchie della Città di Rimini e la Direzione dell’opera all’Istituto delle Suore di Carità, con cui aveva condiviso per anni problemi e speranze.
Le cronache dell’epoca ricordano Anna come colei che “si era prodigata con assidua e caritatevole generosità” fino al termine della sua vita, delle suore è stato detto che erano “instancabili e sublimi” e tali si sono dimostrate in tutti i 110 anni a servizio della Carità, in cui si è dipanata la nostra storia finora.

La collaborazione con i laici

Ma non termina qui, la storia: come all’inizio l’opera era stata accolta e portata avanti da una laica illuminata e intraprendente, così oggi le suore, che ne aveano raccolto l’eredità, hanno stretto un patto di alleanza con persone e forze laiche, a partire dalla Direzione Amministrativa fino alle numerose figure professionali che afferiscono ai vari compiti, ma unica è la “Missione” che ci connota, oggi come ieri: offrire a persone ferite dalla vita, fragili, spesso sole, provate nella salute e nelle proprie capacità, il dono della Carità, che promuove il valore della persona umana e le ridona dignità proprio nel tempo dell’apparente dissoluzione.
Operare in reciproca stima e in un dialogo costruttivo, in rete con quanti si riconoscono, al di là delle apparenze, “operatori di pace”, contribuisce a costruire la “civiltà dell’amore”.